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Memoriale monumentale di Pinzano

È quel che rimane di un memoriale monumentale costruito negli anni trenta per ricordare i caduti austriaci della Prima Guerra Mondiale: l’organizzazione viennese incaricata di costruirlo non riuscì a completarlo, che già di guerra ne era scoppiata un’altra durante la quale il cantiere, interrotti i lavori che erano comunque molto avanzati, fece in tempo ad ospitare nei pressi la contraerea tedesca a difesa del ponte ed un raggruppamento di cosacchi, prima di essere a sua volta in parte bombardato dagli Alleati (si sa che i ponti sono il bersaglio più difficile da colpire per un incursore aereo).

 

Se proprio ci ha incuriosito, in un attimo si raggiunge lo spiazzo sul quale è stato eretto il possente mausoleo: solo allora ci si rende conto di essere proprio sulla cima di uno sperone di roccia che si protende nel nulla, verso l’ampia vallata del Tagliamento: un lampo di luce chiarissima, che mescola insieme le baluginanti pietraie del greto sassoso, l’azzurro profondo del cielo che si chiude sull’orizzonte (laggiù c’è Lignano, e in certe giornate particolarmente limpide, quando l’aria si fa di cristallo, si scorge il baluginare della marina) e la ferita blu delle acque che, superata la stretta di Pinzano, quasi si perdono in un letto che si fa straordinariamente esteso. Ecco. Le mura di questo tempio pagano, costruito come se fosse il Walhalla secondo l’immaginario collettivo delle popolazioni germaniche, sono le uniche custodi di tanta bellezza. Ma soltanto coloro che giungono a sfiorarle capiscono finalmente quale avrebbe dovuto essere la loro funzione.

 

Non si tratta di una fortezza, né tantomeno di un castello, per quanto da lontano è questa l’idea che la possente struttura comunica al viandante che ne incrocia il profilo. Si tratta di un ossario, o forse anche qualcosa più. Avrebbe dovuto raccogliere e custodire i resti di tutti quei soldati germanici, tedeschi e austroungarici (circa trentamila, una cifra davvero impressionante) che dopo la battaglia di Caporetto (Kobarid), morirono qui, sulle sponde del Tagliamento, in una serie di scontri tra i più sanguinosi del primo conflitto mondiale, consumatisi con altissimo costo di vite umane tra l’ottobre e il novembre del 1917. Su questo scoglio di pietra che si eleva verso l’abbraccio di uno spazio infinito il loro spirito avrebbe dovuto dunque vegliare come una sentinella sulla bellezza sacrale di questi luoghi. 8 9 E finalmente riusciamo a capire di che cosa si tratta. Per essere precisi è un Totenburg: un castello della Morte, nella traduzione molto semplicistica del termine.

 

Dunque, come si diceva, molto di più di un ossario o di un mausoleo. Un luogo altamente simbolico piuttosto, carico di echi culturali capaci di affondare le loro radici in un immaginario collettivo ancestrale, capace ancora oggi di regalare suggestioni inattese. Il progetto, affidato – come tutti gli altri Totenburg simili a questo – a Robert Tischler (Frontenhausen, 1885 – Monaco 1959), designato quale responsabile generale per la progettazione di tutte le grandi opere promosse dal VDK (Volksbundes Deutscher Kriegsgräberfürsorge, ovvero “associazione del popolo tedesco per la cura dei cimiteri di guerra”), venne completato nel 1937. Così già nel 1938 sul luogo si eresse un modello in scala naturale, realizzato in legno e canne, per valutarne l’impatto emotivo. I lavori veri e propri iniziarono soltanto l’anno successivo, coinvolgendo una sessantina di operai per la maggior parte di Pinzano, maestranze esperte nella lavorazione e nel collocamento delle pietre per lavori in muratura di una certa importanza. Le pietre grigie destinate al rivestimento esterno della struttura vennero estratte nella cava di Somplago, comune di Cavazzo Carnico; dal veronese invece giunsero quelle più pregiate, per gli interni. Non occorrerebbe nemmeno sottolineare quanto sia stato faticoso e complesso portarle tutte fino in cima al colle Pion: in treno fino alla stazione di Pinzano, poi trascinate su rulli fino a destinazione. Si calcola che i blocchi più grandi sono colonne dal peso di 18 tonnellate (6,4 x 1,4 x 0,8 m).

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